Al di là del mare: cinque racconti sull’immigrazione di Fabrizia Giancotti

intervenuti alla presentazione

ragazzi alla presentazione

La miseria è provare una scarpa che farà male per tutto il tempo che la indosserai. Anche se è del vostro numero, provateci voi a calzare scarpe che hanno preso già la forma di un altro piede”. Così interviene durante la presentazione del libro “ Partire è breve, arrivare è lungo” Elvira Mujcic, una delle cinque scrittrici che ha deciso di prendere parte a un progetto editoriale con la collaborazione della Fondazione Argentina Altobelli e la Uila. Si tratta di cinque racconti inediti, scritti da altrettante autrici legate da una medesima esperienza di vita : abbandonare la propia terra, i propri affetti, affrontare viaggi stremanti e colmi di strazio ed integrarsi in un nuovo paese con linugua e cultura differenti.

Ad Elvira però il termine “ integrazione“ non piace affatto e cerca durante il suo discorso di sostituirlo con “interazione“.

Sono bosniaca, arrivata in Italia a 14 anni in un paesino in provincia di Brescia. Posso dire di aver vissuto un’immigrazione felice poichè è stato grazie al sindaco di tale paesino che assieme alla mia famiglia sono riuscita a scappare dalla guerra, a causa della quale ho perso mio padre. Ho cercato subito un’interazione. Sono andata a scuola e ho imparato l’italiano.

Quando mi hanno chiesto di scrivere la mia storia per il libro, sono rimasta un pò perplessa. Ho pensato che la mia fosse una “vecchia“ immigrazione e che forse non avrei neanche avuto chissà cosa da raccontare. Un giorno ero su un autobus, lo ricordo ancora il 492, che va verso la stazione Tiburtina e passa davanti un centro immigrazione. Guardavo fuori dal finestrino e ho iniziato a focalizzare la mia attenzione sulle scarpe di quelle persone provenienti da tutto il mondo. Per un attimo mi sono ricordata quando anche io indossavo scarpe che erano appartenute a chissà chi, scarpe che si erano adattate alla forma del piede di qualcun altro. Mi sono decisa così di raccontare la mia storia e come il viaggio abbia scatenato in me paura ma anche tanta speranza.“

La presentazione del libro è stata tenuta al Centro Immigrati Fernandes di Castel Volturno grazie al direttore Antonio Casale che punta oggi principalmente sull’ agricoltura come mezzo di unione. Durante il suo intervento, Casale, ricorda Jerry Masslo, rifugiato sudafricano in Italia, assassinato da una banda di criminali. La sua morte rappresentò per l’Italia la necessità di intervenire al fine di garantire adeguati diritti e doveri agli immigrati.

Ad assistere alla presentazione sono intervenuti tanti ragazzi in cerca di un futuro migliore come Ibraihm, proveniente dalla Guinea che ormai da due anni fa parte del servizio civile . Il centro è simbolo di integrazione. Si pone come obiettivo principale quello di aiutare ciascun ragazzo a trovare la propria strada salvandoli da lavori fatti di sudore, lacrime e schiavitù.

A questo proposito interviene anche il segretario generale della Uila Stefano Mantegazza: “ Il destino di questo paese come quello di tutti i paesi è quello di far incontrate etnie diverse“ e commentando il libro “ in queste storie non troveremo solo il racconto dello scrittore ma troveremo anche noi stessi. Troveremo paura, compassione, indifferenza e capiremo come l’uomo riesce a costruire ponti o ad alzare muri per la paura di ciò che gli è estraneo“.

A commentare l’evento è anche l’assessore dell’ ambiente di Castel Volturno Annamaria Petrella. “Ritengo che a Castel Volturno sia possibile ripartire. Spesso questo comune è visto come luogo di passaggio, dal quale si fugge appena si può. Ho capito che per i ragazzi accolti nel centro non è così. La loro collaborazione è stata preziosa poichè, grazie al loro aiuto, ci è stato possibile ripulire il territorio. Non vogliono scappare vogliono migliorare con noi il luogo in cui vivono“.

Il libro racchiude dolore di chi abbandona il proprio paese; sofferenza di chi ha subito violenza; angoscia di chi non conosce il proprio futuro. Racchiude anche speranza, immaginazione e forza di volontà. In questo mondo di brutture ognuno rappresenta la forza dell’altro. Dall’ immigrazione si può trarre unione e dall’unione si può trarre forza e come è scritto in una pagina del libro ..“da soli si va più veloci ma insieme si va più lontani“.

 

Fabrizia Giancotti

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